sabato 23 febbraio 2008

Piccoli suicidi tra amici, di Arto Paasilinna



Questo libro me l'ha consigliato una mia amica, che tra risolini di soddisfazione e sbattimento di ciglia lo definiva "delizioso". Conoscendo l'amica, ho un po' dubitato, però il nome m'è rimasto in testa -o meglio, mi è rimasto in testa il titolo, perchè io e i nomi scandinavi non andiamo molto d'accordo, non i ricordo mai quante "a" ci sono e quando trovo scritte delle "o" tagliate di traverso mi viene il mal di mare...

Comunque, leggo una critica non mi ricordo più dove, ne parlano bene. Vado in libreria e mi capita in mano: si parla di "travolgente humour". Beh, mi dico, non mi può mancare questo. E me lo compro.

Attacco a leggere e l'idea è buona, veramente, l'autore scrive bene è attento e gradevole allo stesso tempo, i personaggi sono paradossali ma non per questo meno realistici, "Yum yum -mi dico- questo me lo finisco in gloria": per me finire un libro in gloria significa che il libro merita una serata dedicata, poltrona pantofole e giacca da camera, bottiglia di borgogna e telefonino spento.

Ohi ohi ohi... a poco a poco la lettura è andata in salita, si sentiva che l'autore doveva tirare avanti e arrivare a scrivere un tot di pagine per contratto... la storia è diventata monotona, senza invenzioni o colpi di scena in grado di ravvivarla, un lento declino con finale banale.

Può piacere, sì, ma bisogna avere un animo un po' malinconico o crepuscolare per apprezzarlo -e io malinconico e crepuscolare, mica tanto eh... Insomma, quest'umorismo nordico, di lunghe notti senza sole, di venti freddi, di tristezza di fondo che fa tanto Kierkegaard, no, non mi convince. Un tema del genere nelle mani di qualcun altro (uno a caso: Tom Sharpe!!!!) sarebbe diventato dinamite pura,.

Non ho comprato altri libri di quest'autore ma non ne sento la necessità e neanche la voglia. Per gli animi nobili, rassicuro che comunque il borgogna non è andato sprecato.


Firnato Parpot, di Alain Mounnier


Vabbe', l'ho letto e l'ho anche trovato carino. La storia di un tizio suonato -più suonato della Marsigliese il 14 luglio, direbbe Dard, e a ragione visto che si tratta di romanzo francese- che ha due obiettivi precisi nella vita: mettere su famiglia e trovare lavoro, non necessariamente in quest'ordine.

Storia carina, qualche colpo di scena, quale botta di umorismo qua e là (anche perchè gli scemi, alla faccia del politically correct, sono sempre di effetto), insomma vale la pena.

Diciamo che è un po' alla Pennac e un po' alla Roubaud (quello della Bella Ortensia, tanto per capirci).

Quello che mi è piaciuto è l'idea di utilizzare un sistema epistolare archivistico documentale messaggistico per raccontare la storia, che rende la lettura avvincente, piacevole e leggera nello stesso tempo.

Ho poi letto anche il secondo libro (Un amore di Parpot) ma niente da fare: l'idea si è esaurita e si tira avanti la carretta cercando di campare sugli allori.

E' un po' tipico di tanti scrittori leggeri, questo di partire bene, con belle idee e poi tirare i remi in barca, con un calo costante della verve. I francesi sono specialisti in questi, da Roubaud, appunto, a Pennac, appunto.
Mi son preso tante di quelle fregature colle seconde opere -ma non con le terze: come dicono gli indiani: la prima volta che mi inganni è colpa mia, la seconda colpa tua!

Ma -tanto per stare sui proverbi- non c'è due senza tre: alla fine mi sono letto anche il terzo (Beato Parpot), e mi sono riappacificato con l'autore, più carino . Chissà che duri.

non avevo voglia di scannerizzare la copertina, l'immagine l'ho presa da un blog bello ma che mi pare non più aggiornato da mesi: http://riomarin.wordpress.com/ spero non se ne vogliano, in caso lo tolgo...


domenica 17 febbraio 2008

La sovrana lettrice, di Alan Bennett

Mah...

la storia è quella di una persona (sua graziosa maestà Elisabetta of England) che tra un'inaugurazione, una sfilata, un God Save the Queen e tutti gli ammenicoli di corte trova il tempo di conoscere uno sguattero di cucina che la inizia ai piaceri della lettura con il piacere che un po' alla volta diventa vizio.

L'idea è bella, forse si consuma in fretta. E' divertente? Sì, a tratti, nella storia e appunto nell'idea: la scrittura è troppo pesante, un po' bacchettona, sembra che stia scrivendo con un po' la puzza al naso, attento a non offendere più di tanto i fasti e le tradizioni di Corte...

E' un bravo bambino della penna l'autore, scrive il compitino con grazia e stile standard, senza anima, senza arte né parte, aspettandosi la carezza della maestra, è un po' una moina letteraria.

L'argomento poteva essere trattato in maniera se non più mordace, più ironica e un po' di cattiveria certo non avrebbe fatto male... e se non voleva essere cattivo ma solo raccontare la favoletta, poteva comunque farlo in modo più allegro e vivace.

Va detto però che si legge senza stancarsi -in questi casi la brevità è un pregio- e che il finale riscatta la piattezza di certe pagine. Inoltre, il lettore accanito si potrà godere una certa complicità intellettuale che fa sempre piacere.

E' il primo libro che leggo di quest'autore, proverò a leggerne qualcun altro, vedremo...

giovedì 14 febbraio 2008

Vacanze matte, di Richard Powell

La fesseria umana non finisce mai di stuprimi: com'è possibile che questo mica tanto piccolo capolavoro non sia ristampato da qualche decennio??? Io l'ho letto tantissimo tempo fa, l'ho ritrovato in un mercatino dell'usato e l'ho riletto con un po' di diffidenza: "Chissà, magari è una delusione" mi dicevo, perchè certi libri leti in gioventù riletti anni dopo perdono il loro sapore, sanno un po' di stantìo, e invece...

E invece è stata una lettura da non mollare, da ghignate e strilli di piacere, una vera goduria, anche meglio della prima volta che l'avevo letto, come bere un borgogna d'annata (non nel senso di un bicchiere solo, intendiamoci...) con un gusto, un sapore, una pienezza che porta gioia nell'animo e che .... mah! non so neanche che termini usare!

E il bello è che ne ho parlato con amici e al sentire il titolo tutti quelli che l'avevano letto lo ricordavano con gioia, e si sono messi in coda per farselo prestare, e a questi si sono aggiunti quelli che non l'avevano mai letto ma sono rimasti colpiti da un tale comune entusiasmo.

Non solo: giro per la rete e mi imbatto in forum e blogs dove dei ventenni che l'hanno trovato tra i libri dei genitori ne parlano con entusiasmo uguale, domandano dove lo possono trovare, che edizione circola, ecc. ecc.!!!

Insomma, facciamolo ristampare questo gioiellino! Raccogliamo firme, scriviamo lettere alla Garzanti (ultimo editore in Italia), facciamo qualcosa! Non vorrete mica costringermi a fare qualcosa di illegale -tipo scannerizzarlo e metterlo in internet, veroooooo????

ps
neanche vi racconto la trama, niente: datevi da fare, cercate nei mercatini dell'usato, domandate a parenti, e alla fine, se proprio non riuscite a trovare niente, da buon bibliotecario posso procurare io per chi vuole un elenco di biblioteche dove poterlo recuperare

mercoledì 6 febbraio 2008

Cane sciolto - di Carl Hiaasen


Be' be' be'... bel libro, vispo e frizzante, scritto bene, da leggersi proprio con soddisfazione.

C'è un cane, anche, ma il cane sciolto è un altro, in effetti il libro è la storia della guerra di un ecologista fulminato nella zucca contro un figlio di buona donna che è un monumento equestre del peggio della civiltà di m.... in cui viviamo; la fine della storia è un po' strascicata e scontata, ma nella lettura si ride e si sorride, un po' ci si incazza anche, e soprattutto si va avanti leggeri leggeri.
Stupenda la figura del killer e delle sue registrazioni (non dico altro... comunque complimenti al traduttore!)

Il bello è che lo stesso autore scrive anche libri per ragazzi e io, bel coglionazzo, senza saperlo, dopo aver letto "Cane sciolto" ho ordinato uno di questi (Hoot. - Mondadori, 2005), scritto per ragazzini fino ai 15 anni, eppure me lo sono gustato alla grande, forse perchè nonostante l'anagrafe io sono ancora giovane di spirito (vabbè, magari c'è anche qualcuno che dice che non è che io sia giovane, è che sono infantile ed immaturo, comunque...)

Libro consigliabile ad ecologisti ed animalisti incazzati, a TomSharpedipendenti in crisi di astinenza e a lettori che rimpiangono il cane epilettico di Malaussene o il bastardone di Hotel New Hampshire.

martedì 5 febbraio 2008

La trappola scarlatta - di Luciano Folgore


Mondo cane, come dice un mio amico! Ho cercato dappertutto ma di Luciano Folgore in commercio in Italia ci sono solo 3 -dico 3!- libri: questo di cui parlo, un rifacimento delle sue parodie poetiche (La pioggia sul cappello e altre poesie) e un libro di critica (Luciano Folgore e le avanguardie) in cui troviamo una manciata di poesie e lettere del periodo futurista!!!! Che vergogna! Vien voglia di disimparare a leggere e abbonarsi a Sky!!!
E non è neanche uno dei suoi libri migliori, tra l'altro! Certo, Folgore è sempre Folgore e il racconto riesce ancora a far ridere/sorridere anche se ci si perde un po' il contesto e il suo fondo di satira e parodia dei romanzi gialli dell'epoca(è del 1934!).

Scoppiettante all'inizio, tende a calare dopo la prima metà libro.

Ma ne vale la pena, in mezzo alla spazzatura che ci rifilano come libri umoristici qua in Italia, ne vale proprio la pena anche se, ripeto, non è il vero Luciano Folgore: il vero Luciano Folgore è quello delle poesie, dei racconti brevi, dei giochi di parole -a cominciare dal suo nome, visto che all'anagrafe si chiamava Omero Virgilio Cesare di nome e Vecchi di cognome, mica male per un poeta futurista!!!

Basta, non so che dire, andate nelle biblioteche, cercate nei mercatini, cercate su eBay, chiedete agli amici, fate ciò che volete ma procuratevi libri di Folgore, giuro non ve ne pentirete!

domenica 3 febbraio 2008

Tingeltangel - Karl Valentin

Teatro dell'assurdo o follia pura? Mica sempre facile distinguere le cose, come nel caso di Karl Valentin, cabarettista che negli anni '20 e '30 in Germania cercava di far ridere -e ci riusciva, eh!- gli avventori dei locali dove si esibiva con un umorismo talmente allucinato che sembra quasi fuori posto nella patria di Kant e di Hegel, a meno che non lo si consideri il figlio bastardo e beffardo del surrealismo tedesco, cosa che probabilmente è.

In questo libro monologhi e dialoghi si succedono uno più fuori di testa dell'altro, di quel surrealismo comico che tra le due guerre accomuna comici e scrittori italiani come Petrolini, Luciano Folgore, Campanile -e anche d'oltralpe se è per questo, come Pierre Dac, Hans Arp e compagnia briscola.

E allora tu leggi e resti un po' imbambolato, interdetto, ti domandi dove diavolo sei capitato e alla fine ti ricordi dove sei: sei dentro un Tingeltangel, uno di quei locali dove il pubblico cercava di divertirsi anche perchè di per sè, tra la crisi, la fame, la disoccupazione e l'arrivo del baffetto più pestifero della storia, non è che avessero poi tanto da ridere.

E a leggere ti diverti anche tu, ma senti che c'è qualcosa che stride, qualcosa che rende quest'umorismo poco scorrevole... chiudi gli occhi e torni allora per un attimo a sederti nel Tingeltangel, con la tua birra e le tue sigarette e ti immagini di vedere sul palcoscenico Karl con le sue trovate e tu ridi, sì, anche gli altri attorno a te ridono, ma non ti rilassi, rimani nervoso e il buonumore ha scarsi effetti benefici. Mah! forse sarà per il fatto che ogni sera quei ceffi che non ridono mai, dalla faccia scura e dalla camicia bruna, sono ogni giorno sempre di più...