Questo libro me l'ha consigliato una mia amica, che tra risolini di soddisfazione e sbattimento di ciglia lo definiva "delizioso". Conoscendo l'amica, ho un po' dubitato, però il nome m'è rimasto in testa -o meglio, mi è rimasto in testa il titolo, perchè io e i nomi scandinavi non andiamo molto d'accordo, non i ricordo mai quante "a" ci sono e quando trovo scritte delle "o" tagliate di traverso mi viene il mal di mare...
Comunque, leggo una critica non mi ricordo più dove, ne parlano bene. Vado in libreria e mi capita in mano: si parla di "travolgente humour". Beh, mi dico, non mi può mancare questo. E me lo compro.
Attacco a leggere e l'idea è buona, veramente, l'autore scrive bene è attento e gradevole allo stesso tempo, i personaggi sono paradossali ma non per questo meno realistici, "Yum yum -mi dico- questo me lo finisco in gloria": per me finire un libro in gloria significa che il libro merita una serata dedicata, poltrona pantofole e giacca da camera, bottiglia di borgogna e telefonino spento.
Ohi ohi ohi... a poco a poco la lettura è andata in salita, si sentiva che l'autore doveva tirare avanti e arrivare a scrivere un tot di pagine per contratto... la storia è diventata monotona, senza invenzioni o colpi di scena in grado di ravvivarla, un lento declino con finale banale.
Può piacere, sì, ma bisogna avere un animo un po' malinconico o crepuscolare per apprezzarlo -e io malinconico e crepuscolare, mica tanto eh... Insomma, quest'umorismo nordico, di lunghe notti senza sole, di venti freddi, di tristezza di fondo che fa tanto Kierkegaard, no, non mi convince. Un tema del genere nelle mani di qualcun altro (uno a caso: Tom Sharpe!!!!) sarebbe diventato dinamite pura,.
Non ho comprato altri libri di quest'autore ma non ne sento la necessità e neanche la voglia. Per gli animi nobili, rassicuro che comunque il borgogna non è andato sprecato.
Comunque, leggo una critica non mi ricordo più dove, ne parlano bene. Vado in libreria e mi capita in mano: si parla di "travolgente humour". Beh, mi dico, non mi può mancare questo. E me lo compro.
Attacco a leggere e l'idea è buona, veramente, l'autore scrive bene è attento e gradevole allo stesso tempo, i personaggi sono paradossali ma non per questo meno realistici, "Yum yum -mi dico- questo me lo finisco in gloria": per me finire un libro in gloria significa che il libro merita una serata dedicata, poltrona pantofole e giacca da camera, bottiglia di borgogna e telefonino spento.
Ohi ohi ohi... a poco a poco la lettura è andata in salita, si sentiva che l'autore doveva tirare avanti e arrivare a scrivere un tot di pagine per contratto... la storia è diventata monotona, senza invenzioni o colpi di scena in grado di ravvivarla, un lento declino con finale banale.
Può piacere, sì, ma bisogna avere un animo un po' malinconico o crepuscolare per apprezzarlo -e io malinconico e crepuscolare, mica tanto eh... Insomma, quest'umorismo nordico, di lunghe notti senza sole, di venti freddi, di tristezza di fondo che fa tanto Kierkegaard, no, non mi convince. Un tema del genere nelle mani di qualcun altro (uno a caso: Tom Sharpe!!!!) sarebbe diventato dinamite pura,.
Non ho comprato altri libri di quest'autore ma non ne sento la necessità e neanche la voglia. Per gli animi nobili, rassicuro che comunque il borgogna non è andato sprecato.







